Bologna è diventata un laboratorio per le politiche climatiche?

Scritto il 03 Mar 2020 da XR Bologna - Generale

In risposta all’articolo de La Stampa

Carissimi,

scriviamo in merito ad un articolo da voi pubblicato nella sezione inchieste della vostra rubrica “tutto green” apparso il 27 febbraio scorso: “Come Bologna è diventata un laboratorio per le politiche climatiche.” Scriviamo perché ci sentiamo tirati in causa in quello che riteniamo un caso di scuola di greenwashing (volontario o involontario che sia) e vorremmo precisare alcuni passaggi che ci sono sembrati un po’ superficiali. Il nostro primo principio è dire la verità e in questa risposta cercheremo di farlo.

Il Blue ap

L’articolo fa riferimento al Piano di adattamento ai cambiamenti climatici del Comune: Blue ap, risultato di un processo finanziato con un progetto Life che ha visto coinvolte diversi attori, cominciato nel 2012 e terminato con la scrittura del suddetto nel 2015. Gli obiettivi dichiarati erano quelli di sensibilizzare la cittadinanza, di creare un profilo di rischio e di scrivere un piano dettagliato. Partendo dal presupposto che ci si sforzava di mitigare gli effetti e non di eradicare le cause del cambiamento climatico, il piano prevedeva alcune azioni che il giornalista ha dimenticato di citare come, per esempio, la creazione di parchi periurbani per mitigare gli effetti delle ondate di calore. Bene, dopo cinque anni dall’approvazione del piano nessun nuovo “bosco cittadino” è stato creato, ma anzi è da anni attivo un vero e proprio conflitto ambientale che vede coinvolto il più grande bosco urbano: i Prati di Caprara

Processi partecipativi

Abbiamo notato un po’ di confusione nell’esporre il coinvolgimento dei cittadini e allora proviamo a fare chiarezza. Nella prima stesura del Paes (piano di azione energia e sostenibilità) il Comune ha ascoltato tutti i portatori di interessi per rendere partecipata la creazione del piano. Dei 120 soggetti coinvolti, solo uno era un’associazione di volontariato ambientale, se si esclude la presenza dei rappresentanti dei consigli di quartiere, gli altri soggetti appartenevano tutti al mondo dell’economia.

Nello stesso piano, inoltre, era presente la BEI (Base Emission Inventary) ovvero un inventario di emissioni di CO2 per categoria. Molto interessante, peccato che, ad oggi, non ne esista una versione aggiornata. Dunque, Bologna non sa quante emissioni di CO2 vengano prodotte nel suo territorio.

Dalla nostra prima azione a Bologna nel luglio del 2019 abbiamo chiesto al Comune verità sui numeri e coinvolgimento dei cittadini, presentando un vero e proprio ordine del giorno scritto di nostro pugno e approvato a stragrande maggioranza in Consiglio Comunale in data 2 ottobre, grazie all’appoggio dei consiglieri di Coalizione Civica e di Nessuno Resti Indietro.

Dopo la dichiarazione dello stato di Emergenza Climatica ed Ecologica abbiamo proposto al Comune alcune soluzioni per favorire la creazione di un’assemblea cittadina per il clima. Purtroppo, però, abbiamo sospeso il processo in quanto la controparte non voleva dare potere deliberativo all’assemblea.

Sebbene apprezziamo molto il lavoro de “la Stampa” uno dei pochi giornali italiani a scrivere di Cambiamento Climatico, non ne condividiamo il superficiale ottimismo. Saremmo tutt* content* e ognun* di noi continuerebbe tranquillamente la sua vita se vivessimo davvero l’idillio descritto nell’articolo. Purtroppo, però, la realtà anche a Bologna è molto preoccupante. A gennaio le polveri sottili hanno sforato per 17 giorni i limiti di legge consentiti, ciononostante l’11 marzo comincerà la conferenza dei servizi per sbloccare l’allargamento del passante di mezzo (tangenziale a 2 km dal centro cittadino).

Sebbene si riconosca al traffico aereo un grande contributo alle emissioni climalteranti, per i prossimi anni è previsto l’allargamento dell’Aeroporto Marconi. Sebbene nella suddetta dichiarazione si rimandi ad un piano dettagliato di azioni per ridurre a 0 le emissioni nel 2030, nel concreto ancora nessuna road map è stata scritta. Insomma, se con la mano destra si scrivono roboanti piani per contrastare l’emergenza ecologica e climatica, con la mano sinistra si firmano provvedimenti destinati a peggiorarne gli effetti.

Dal canto nostro veglieremo costantemente sull’operato delle istituzioni e dei media.

Con rabbia e amore,

Extinction Rebellion Bologna.

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