EXTINCTION REBELLION E IL COMUNE DI BOLOGNA

Scritto il 18 Mar 2020 da XRBologna - Generale

STORIA SEMISERIA DI UNA RELAZIONE NON CONVENZIONALE

Il 29 luglio cominciava un percorso di amore e odio con il Comune di Bologna con l’invio attraverso mail della nostra proposta di odg per dichiarare l’emergenza climatica. Per scriverla uno sparuto gruppo di noi si è affidato ai sapienti consigli del Dott. Cervino, ricercatore CNR in chimica dell’atmosfera, oltre che di quelli di Emily Clancy (Consigliera Comunale di Coalizione Civica).

Le nostre mail vennero indirizzate al Presidente del Consiglio Comunale e al Vicepresidente oltre che ai Capigruppo


Consiglio Comunale: è l’assemblea di Consiglieri direttamente eletta dai cittadini, è assimilabile per funzionamento e poteri al Parlamento. Ha potere legislativo. Durante la prima riunione vengono eletti da tutti i consiglier* un Presidente e un Vicepresidente. Ha 36 membri più il Sindaco. I gruppi consigliari sono appunto gruppi di consiglieri riuniti per affinità politiche, di norma i gruppi consigliari sono aggregazioni di consiglieri dello stesso partito. A volte, possono essere composti anche solo da un consiglier*. Ogni gruppo ha un capo (Capogruppo), che funge da portavoce.

La Capigruppo: è la riunione nella quale, alla presenza del Presidente o Vicepresidente del consiglio si riuniscono i capigruppo per decidere l’ordine di discussione degli ODG, secondo le priorità politiche che ogni gruppo promuove. ODG: ordine del giorno è un testo che si vuole sottomettere alla discussione in aula.


Il 29 luglio non ricevemmo alcuna risposta, ma nemmeno il 30 o il 31. Insomma, silenzio assordante, nemmeno un mail delivery failed. Anche l’ultima speranza, aver sbagliato indirizzo, veniva meno. Eravamo marginali e quel silenzio ce lo ricordava. Ma ad inizio agosto la svolta. Alcuni di noi vennero avvicinati da un folle, Filippo.

Il folle, probabilmente ancora più folle per la calura estiva, ci comunicava che voleva fare uno sciopero della fame ad oltranza, da fine agosto ad inizio settembre. I presenti si guardarono: ‘uno sciopero ad oltranza che può durare al massimo dieci giorni? Mm cominciamo bene.’ Furono giorni incredibili per chi si occupò dell’organizzazione dello sciopero. Era la prima azione davvero mediatica di XR e avevamo dieci giorni di tempo per organizzarla, poche persone tutte dislocate a centinaia di chilometri di distanza. Da quei convulsi giorni imparammo che Zoom ha tolto il monopolio delle videoconferenze a Skype e che non conviene essere in Basilicata se si vuole organizzare lo sciopero della fame a Bologna. Lo sciopero andò così bene che Filippo venne lasciato dalla ragazza, per colpa di tutti i numeri delle fan, che aveva ricevuto in dieci giorni di esposizione in Piazza, manco fosse il Santissimo Sacramento. Tra i numeri venimmo in possesso anche di quello del Futuro candidato sindaco Lepore (oggi assessore alla cultura e ad altre diecimila cose). Tra i tanti tag su Facebook, uno, quello dell’Assessora all’ambiente Valentina Orioli che invitava formalmente Filippo a smettere di scioperare e a mettersi in tiro per un incontro privato con lei e il suo capo dell’urbanistica Giovanni Fini.

Era sabato pomeriggio. L’incontro era per il lunedì successivo alle ore 15. “E mo che cazzo le diciamo?” fu questo l’odg della mini-assemblea all’aperto tra tutti i supporters di Filippo, che presto divennero attivisti. Si divisero i compiti e fecero parlare l’intelligenza collettiva. Lunedì 26 agosto Filippo, che non cambiava la maglietta da 7 giorni, Cervino e altri due scappati di casa entrarono nella stanza dei bottoni dell’Assessora. Era un confronto più che un incontro. Quattro di noi e tre di loro. Xr da una parte, le istituzioni dall’altra, nel mezzo il capo dell’ufficio stampa del comune che esponeva bicipiti e sguardo di superiorità. L’incontro doveva essere, nelle intenzioni dell’Assessora, l’equivalente metaforico di una pacca sulla spalla: Bravo Filippo, che hai resistito, adesso vai a mangiare che alla crisi climatica ghe pensi mi!

L’incontro però si confermò una condanna per l’Assessora. Un po’ come quando per strada incontri qualche dialogatore di lotta comunista: prima fingi imbarazzo e disinteresse, poi, quando ti è vicino (visto che è un essere umano) gli dai un po’ di confidenza, e dopo due ore sei ancora lì a chiederti che cazzo di colpa grave avevi da espiare per sorbirti un pippone di due ore e mezza sul comunismo. L’incontro si risolse con due promesse:

  1. Un ordine politico dell’assessora agli uffici del suo dipartimento
  2. Un impegno personale a far passare celermente l’odg al Consiglio

L’Assessore comunale è l’equivalente di un ministro, è una carica politica che sovraintende un dipartimento (nel caso del Comune), ovvero un’entità amministrativa che si occupa di svariati temi, nel caso di Valentina Orioli appunto l’ambiente. L’Assessore è nominato dal Sindaco, spesso per qualità tecniche, molto più spesso per interessi politici. Orioli è una professoressa di Urbanistica. Nel comune di Bologna l’Assessore all’ambiente ha anche la delega all’urbanistica. Nel caso di Orioli il suo assessorato è più incentrato sull’elaborazione del Piano Urbanistico Generale (Pug) che sull’elaborazione di piani ed azioni per contrastare l’emergenza climatica ed ecologica in corso.


Nel nostro caso l’Assessora si impegnò a dire agli uffici sotto la sua influenza di “prestare maggiore” attenzione all’ambiente (che voleva dire tutto e niente) e si impegnò ad intercedere per noi con i suoi colleghi di partito (PD), in stragrande maggioranza nel Consiglio Comunale bolognese.

Dopo qualche giorno dall’incontro Filippo era già in Belgio e tutti noi continuavamo ad aspettare che arrivasse per grazia ricevuta la dichiarazione di emergenza. Ancora riecheggiavano le parole di commiato dell’Assessora “entro le metà del mese l’odg sarà in consiglio”. Dopo qualche giorno, arrivò una mail ufficiale: “convochiamo ufficialmente XR e FFF all’udienza consigliare mercoledì 11 …” Pochi di noi avevano sentito parlare di udienza consigliare, molti cominciavano a preoccuparsi: è vero che tra le nostre tattiche c’è l’arresto ma ci sembrava prematuro un’udienza senza aver ancora bloccato niente.


Commissione Consigliare: è un sottogruppo tematico ristretto del Consiglio comunale che serve a velocizzare i lavori del Consiglio. Esistono diverse Commissioni, ognuna con un presidente. È facoltà della Commissione, per approfondire diverse tematiche, invitare a parlare esponenti della società civile, associazioni, esperti connessi con i temi in discussione. Nel nostro caso la Commissione è l’VIII Territorio e Ambiente. Il passaggio che non sapevamo di affrontare era quello di essere ascoltati sul nostro odg, aspettare una votazione della Capigruppo che calendarizzasse il nostro testo come urgente e, finalmente, aspettare la votazione sul testo fatta dal Consiglio Comunale.


Nella convocazione, oltre a noi c’erano anche i ragazz* di FFF Bologna. E chi li conosceva? Cominciammo a capire in quella fase che per il Comune FFF e XR erano la stessa cosa: due gruppi di giovani adolescenti sprovveduti che invece di chiudersi in casa a giocare con la play, il venerdì rompevano i co***ni a manifestare. Incontrammo i giovani ma non sprovveduti FFF che ci confidarono di essere da poco usciti da una relazione complicata con il Comune. Una di quelle relazioni meramente materiali, senza coinvolgimento emotivo in cui ci si sta insieme finché si soddisfano i propri bisogni. Nel caso di FFF il bisogno era quello di uscire con misure concrete dalla Crisi Ecologica e climatica, nel caso del Comune, farsi belli agli occhi dell’opinione pubblica dimostrandosi aperti alle richieste dei “giovani”. I due uscirono per qualche mese sotto lo sguardo attento di Fondazione Innovazione Urbana, finché i giovani, sfiancati da tanto corteggiare, scrissero sotto dettatura un piano d’azioni che faceva più o meno cosi: “l’emergenza è in atto, ma grazie a quei gran fichi del Comune di Bologna, la risolveremo a colpi di borracce d’alluminio e piste ciclabili”. Nessun accenno al sistema economico, alle collusioni delle istituzioni locali con i potentati, per continuare a costruire in ogni centimetro quadrato, in barba alla legge nazionale sul consumo del suolo e alla salute pubblica.


Fondazione Innovazione Urbana è una fondazione comunale che si occupa soprattutto dei processi partecipati in seno al comune di Bologna.


E cosi alcun* di noi presero le ferie dal lavoro, altr* saltarono qualche lezione, altr* ancora sembravano appena uscita da una discussione di laurea, camicia e giacca. Ma nonostante le apparenze, la nostra era una guerra. In due ore di discussione ci fu concesso di parlare una quindicina di minuti in totale, anche perché dovevamo spartire il tempo con FFF, poi si seguirono interventi dei vari Consiglieri: “ ma come sono belli e preparati questi ragazzi”, “ma come parlano bene”, “avete fatto bene a venire da noi che siamo le persone giuste che vi ascoltano”, il tutto sempre con quel pizzico di paternalismo tipico degli “adulti che ti insegnano come si vive”.

Provammo ad alzare la mano per rivendicare il nostro diritto di riposta, ma ormai non c’era più tempo. A noi si avvicinarono alcuni Consiglieri che si vennero a congratulare, come si fa con i cagnolini dopo che hanno eseguito gli ordini, e poi la voce rincuorante della presidentessa della Commissione: “non vi preoccupate, continueremo la nostra discussione alla prossima udienza, che ci sarà anche l’Assessora Regionale all’ambiente”. Bingo loro credevano di averci fatto un favore, noi stavamo cominciando a pensare di esserci dati la zappa sui piedi. Dopo due mercoledì da quello passammo all’azione. Stesse camicie, stesse facce, forse qualcuna in più. Stampa allertata e una coreografia mandata a mente che aspettava solo un minimo cenno per partire. Il cenno avrebbe potuto essere uno sbadiglio, visto la solfa che aveva preso l’udienza: mezz’ora di monologo dell’assessore Regionale che sembrava me alle elementari quando recitavo a memoria qualche poesia imparata in fretta. La nostra pazienza pagò perché sul più bello, tutti tranne cinque di noi che sarebbero rimasti a fare da sentinella, si alzarono in piedi all’unisono e in silenzio, indossarono una benda rossa sugli occhi e rimasero qualche minuto fermi. Più di tutto, furono le facce dei consiglieri, soprattutto quelli abituati al paternalismo, a rendere quel momento memorabile. Giusto il tempo per i più di metabolizzare, che i nostri erano già stesi sulle scale a prendere gli scatti dei fotografi. L’udienza andò avanti tra consigliere eccitati dalle nostre gesta che cominciarono a litigare sul come far arrivare la nostra proposta in Consiglio. Roba da Parlamento turco.

Uscimmo dall’udienza con la promessa di discussione del nostro odg integrale. Tornammo a casa con la notizia che invece il PD avrebbe presentato un odg tutto suo che avrebbe integrato la nostra proposta e quella di FFF. Insomma, il buon vecchio polpettone che non passa mai di moda.

Era lunedì 30 settembre, per molti avrebbe potuto essere un altro lunedì buttato alle ortiche, per altri un giorno di speranza: si discuteva il nostro ODG. Passarono diverse ore in cui la cosa più bella di quel Consiglio erano gli affreschi sul soffitto, i ritratti di Nitti e company e il magnifico lampadario in mezzo alla sala. Assopiti ci svegliammo quando il nostro odg si trasformava in una mozione votata a stra-grande maggioranza, più del polpettone del PD.

La mozione da noi proposta, anche se votata a larga maggioranza, non aveva potere vincolante per la giunta. Infatti, il Consiglio pur avendo potestà legislativa, in questo caso sollecitava, senza un vincolo reale, ma politico, l’azione della giunta. Per questo il testo nella sua parte deliberativa recitava: “il Consiglio impegna la giunta”.

Nello specifico, il Consiglio impegnava la giunta a riconoscere il concetto di giustizia climatica, quello di democrazia partecipativa e di trasparenza sui numeri. Inoltre, il consiglio impegnava la giunta nei successivi cento giorni a produrre una road map dettagliata per raggiungere lo zero netto entro il 2030.

Insomma, me cojoni!

Era una roba così clamorosa che subito ci scrissero i principali giornali, ci arrivarono i complimenti da tutti gli xr local, perché mai nessuno aveva fatto approvare una dichiarazione di emergenza tanto avanzata. NESSUNO AL MONDO! Insomma, era un tiepido fine settembre, ma noi percepivamo il freddo della civiltà nordica. Quella mozione sembrava essere stata votata dagli illuminati consiglieri di qualche città svedese. Seguirono festini, feste, aperitivi molto partecipati e passarono giorni, prima una ventina poi una trentina, poi CENTO. Alle feste e agli aperitivi, ogni tanto, faceva capolino qualche consigliere comunale, noi credevamo fosse un segno di vicinanza delle istituzioni. Nel frattempo, a Bologna avevamo legato con i ragazz* di FFF, che non erano male. Si respirava ottimismo, anche se i valori delle Polveri Sottili cominciavano a sforare i limiti.

Arrivò l’Inverno, i cento giorni stavano passando in fretta, e noi, nonostante una ribellione a Roma, non ci eravamo dimenticati delle promesse del Comune, anzi. Alcuni di noi, i più temerari, memori di quanto successo con FFF accettarono di essere corteggiati dal Comune. Ancora una volta, Fondazione Innovazione Urbana si rivelò più efficace di un’agenzia matrimoniale. Ci bastò poco tempo per capire che il Comune cercava dalla nostra relazione tutto ciò che FFF non gli aveva dato: visibilità, belle parole, e la soddisfazione di farsi manipolare fin nelle più intime idee per indirizzare i nostri pensieri verso i loro. Insomma, la classica relazione in cui un* dei due è troppo possessivo.

Noi proponevamo la partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica attraverso assemblee cittadine con potere vincolante, loro riproponevano percorsi partecipati, utili alla comunicazione istituzionale, ma senza alcun potere deliberativo. Noi non trovavamo difficoltà nell’invio della convocazione per partecipare dei cittadini, loro lo ritenevano l’ostacolo più grande. Noi immaginavamo le assemblee cittadine come una sorta di democrazia 3.0. loro la vedevamo come la democrazia -1. Addirittura, il loro nodo più grande da sciogliere era “dove troveremo i soldi per pagare un messo comunale che giri casa per casa per consegnare la convocazione?”.

Insomma, ai tempi di identità digitale, di Spid, di posta elettronica certificata, il problema era trovare il cavallo per il Messo Comunale. Sotto Natale, come spesso succede, decidemmo di mettere in pausa la nostra tossica relazione. L’8 gennaio 2020, scadevano i cento giorni nei quali il comune avrebbe dovuto scrivere una road map per dettagliare le misure concrete per portare allo zero netto al 2030.

L’8 gennaio non ricevemmo nemmeno una mail di scuse. Sembrava che per il comune dichiarare l’emergenza, fosse esso stesso il modo per risolvere l’emergenza. Organizzammo un’azione di sensibilizzazione, insieme ai tanti nuovi amici che avevamo fatto. Adesso anche la stampa sembrava restìa a seguirci. Ci sentivamo abbandonati, con poca speranza nelle istituzioni e nel sistema mediatico. Presi dallo sconforto decidemmo di ritornare, ma questa volta in silenzio.

Ci presentammo il 10 febbraio senza camicie, solo con qualche cartello a chiedere: “dov’è finita la road map?”

Il Comune continuava a vederci come il timbro per entrare in discoteca: fondamentale per godere della festa, indispensabile, da mostrare a tutti per entrare, lo si pagherebbe a peso d’oro. La mattina, quando la sbornia non ti lascia lo vedi sul polso a ricordati della festa passata, al risveglio è piacevole, a pranzo comincia ad annoiarti, ma poi ti docci. Il giorno dopo quando te lo rivedi sul polso, scolorito ma presente, non è più piacevole, diventa fastidioso. Ebbene, noi quel lunedì eravamo il timbro che ricordava a tutti che è un dovere festeggiare, ma solo se si ha qualcosa di concreto per farlo. Ci accerchiarono, ci proposero un incontro, ci tennero in attesa altre due ore di Consiglio Comunale.

Anche Nitti si era rotto i co***i di starli a sentire! La delusione aveva lasciato posto ad una lucida rabbia. Avevamo passato l’inverno più siccitoso e caldo degli ultimi anni e loro continuavano a dirci che tutto andava bene, che erano già state prese le misure concrete e che serviva solo sciogliere il nodo delle assemblee cittadine. Uscimmo da Palazzo D’Accursio con un’altra promessa di incontro il 19 febbraio, ci sarebbe stata una Capigruppo dedicata esclusivamente all’emergenza climatica ed ecologica. Ricevemmo una mail, non più il 19, ma il 25 in un’udienza consigliare apposita, chè l’Assessora voleva spiegarci il suo Patto per il Clima. Poi arrivò il VIRUS Corona a fermarci. Ma era un altro il virus che aveva contagiato le nostre istituzioni locali, quello dell’inerzia difronte a scenari futuri catastrofici. Un virus che ti infetta tanto da occludere la vista e la ragione. Un virus tanto diffuso quanto sottovalutato.

To be continued….

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