Non si torna indietro - No going back

Scritto il 18 Mar 2020 da XRBologna - Generale

È iniziata la “fase 2” e abbiamo ricominciato con la routine pre-pandemica. All’inizo della crisi sanitaria persino il Segretario dell’ONU Guterres aveva affermato: “Mentre pianifichiamo la nostra ripresa dalla pandemia di coronavirus, abbiamo la profonda opportunità di guidare il nostro mondo su un percorso più sostenibile e inclusivo - un percorso che affronta il cambiamento climatico, protegge l’ambiente, inverte la perdita di biodiversità e garantisce la salute e la sicurezza a lungo termine dell’umanità”.

Parole che sembrano riecheggiare nel vuoto, vedendo la gestione di questa fase due in Italia e nel mondo: aziende multinazionali e multimiliardarie che chiedono soldi ai governi - con il pretesto di salvare i posti di lavoro - per poter continuare ad estrarre profitto. In Gran Bretagna la Virgin, compagnia aerea dagli introiti stellari, ha chiesto un aiuto economico al governo. Qui da noi in Italia lo ha fatto FCA (che ha sede fiscale in Olanda), lo stanno facendo i Benetton con quello che essenzialmente è un ricatto.

Aziende dal forte impatto ambientale che chiedono soldi ai governi, non vincolati alla riconversione, ma per tornare ad operare in regime di ordinaria amministrazione: come se niente, in questi mesi, fosse successo.
Ma noi non ci stiamo, noi non vogliamo né possiamo tornare indietro, e per questo lanciamo anche qui la campagna NO GOING BACK - NON SI TORNA INDIETRO.

Questo mondo è ancora alle prese con una pandemia che ci ha mostrato le contraddizioni e le insensatezze del nostro sistema economico, che ci ha ricordato quanto è fragile la nostra specie tutta, e al contempo come le disuguaglianze non ci espongano tutt* allo stesso modo. E allora bisogna mantenere alta l’attenzione sulla crisi climatica ed ecologica, di cui la pandemia è solo un assaggio, e i cui effetti saranno sempre più catastrofici e ineluttabili se aspettiamo ad agire.

Abbiamo puntato i negozi delle catene che, in svariati settori produttivi, concorrono ad alimentare il sistema tossico che ci sta uccidendo, e nel quale non vogliamo più vivere. Aziende che sfruttano fino all’osso lavoratori e risorse naturali, lasciandoci un’eredità di morte.

Sono invece i più sfruttati e i cosiddetti “non qualificati” di ieri ad essersi dimostrati i lavoratori “essenziali” di oggi. Gli operatori del SSN, gli autisti del trasporto pubblico, i netturbini e il personale dei supermercati, le tante donne il cui già gravoso lavoro di cura è improvvisamente aumentato, le/i migranti i cui diritti vengono riconosciuti solo quando conviene: tutt* hanno lavorato giorno e notte per accudire la società in questo momento di bisogno, e il senso civico ha portato tante comunità a istituire reti di mutuo soccorso. È giusto salvare le industrie inquinanti? I salvataggi ci costano molto più del denaro. Come risultato diretto dell’epidemia di Covid-19, i combustibili fossili, l’industria automobilistica, l’agricoltura e la zootecnia intensiva, le materie plastiche e l’industria chimica e del legno ricevono sovvenzioni e aiuti finanziari ingiustificati dai governi di tutto il mondo. Queste industrie continuano a pagare milioni di dollari agli azionisti, e ci costano il futuro. Crediamo che debbano essere le persone a decidere dove andranno questi soldi; che dovremmo coinvolgere la cittadinanza in un nuovo processo decisionale, che possa informare i governi sul modo migliore per uscire da questa crisi.

Un altro mondo è possibile, ma solo se lo esigiamo insieme. Per tutto questo, con rabbia e amore, torniamo in strada e ribadiamo che da qui non si torna indietro!

Extinction Rebellion Bologna

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